Semplicemente Giuseppina.

Veni, vidi, vinci. E dopo aver dato ascolto alla mia stupidità ora so di essere stupida se voglio ma ormai ci convivo. Semplicemente Giuseppina.
lunedì, 30 ottobre 2006

La mia felicità (?)




Infondo mi accontento di poco




Desidero di poter desiderare




I desideri in sé non m'interessano




a patto che si realizzino uno alla volta




nel momento in cui




ne avessi realmente bisogno.

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mercoledì, 25 ottobre 2006

Quello che devo dirti





L’esser maturi non è cosa da frutti



Io per prima non sempre ho incontrato il sole



Il destino è una parola inventata



Dagli uomini che hanno deciso soltanto di esistere







Tu vuoi andar per la tua strada



Ma io ti dico


Non chiedere alla vita di non essere di fronte al peccato



Aspetta. Aspetta senza fermarti.







Nella Vita ci sono talmente tanti giorni che nemmeno


L’universo li riesce a contenere


Tu comunque ne potrai vedere soltanto alcuni






La sventura è comprare un vestito scucito



Puoi decidere di portarlo indietro



Puoi decidere di ricucirlo



Non saprei



Ma ciò che conta è



Che tu sappia che la vita appartiene soltanto alla vita



La vediamo per un po’



A volte un solo istante, altre più di cento







È che vivere non significa diventare grandi



La vita può farci aprire gli occhi


Noi al massimo ci possiamo mettere gli occhiali







Vivere significa solo venire alla luce



Quella che invece chiamiamo vita è soltanto



Il tragitto che percorre la morte a venirsela a riprendere
postato da Giuseppina alle ore 15:52 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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domenica, 08 ottobre 2006

L'ultima ora della notte.


Certe volte... in certi giorni capitava che ripensassi a quello che avrei potuto fare quando sui banchi di scuola guardavo assorta le giornate assolate di primavera ad ascoltare monologhi, perlopiù insignificanti, di professori troppo presi da loro stessi per accorgersi della nostra presenza.


Ero giovane, mi sentivo forte e debole allo stesso tempo, dipingevo il mio futuro con i colori e con i concetti che conoscevo che a ripensarci mi sembravano più sensati di quelli di oggi.


I miei disegni... i miei progetti erano nitidi, forse un po' goffi e senza contorni, non avevano sovrastrutture e non vi erano nel loro essere ombre di sorta. Quadri naif.


Ero sicura fino a quando rimanevo sola ma tutta la mia personalità cominciava a scricchiolare quando mi confrontavo con gli altri. Mi sembravano opere di Rembrant, di Cezanne mentre io mi sentivo soltanto uno scarabocchio buttato lì per caso, magari con una mano impegnata al telefono.


Eppure quando mi sedevo davanti a un foglio, disegnavo facce, persone sagge che mi guardavano con benevolenza, mi appoggiavo alle immagini di adulti che non avevo.


Per quello che mi riguardava ogni compagno di scuola poteva essere un personaggio di un film tranne che io. Vediamo, ero figlia di separati, con qualche chiletto in più, io e mio padre ci volevamo bene ma mio padre non si comportava bene con mia madre, mia madre usava me per colpire mio padre e sentendosi impotente di fronte a tanta sventura si sconvolse a tal punto che non riuscì più ad alzarsi dal letto.


Così mentre i miei compagni passavano le serate in feste di compleanno e capodanni, io, stavo accanto a lei, nel letto della disperazione, con i libri di scuola tra le gambe coperte dalle lenzuola bianche a tranquillizzare le notti turbate di mia madre. A volte la guardavo mentre dormiva e mi accorgevo da sotto le coperte del suo battito cardiaco, un sonno che sembrava più di una corsa affannata verso un passato incancellabile che un riposo vero e proprio.


Succedeva che alcune mattine uscivo di casa senza che nessuno se ne accorgesse, le serrande rimanevano abbassate fino a tarda ora e anche se poi c'era qualcuno che le alzava non si vedevano attività di sorta. In tutto questo clima buio, la vita scorreva nella mia memoria felice, un po' svitata, sicuramente sregolata. L'ultima ora di buio dopo una notte di pazzie, di risse e di scelte incoscienti, un buio però che richiamava un mattino, un inizio di laboriosa routine alla quale noi non avremmo partecipato.


postato da Giuseppina alle ore 21:14 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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venerdì, 06 ottobre 2006



Vorrei essere un pittore, farti vedere come sei bella


che i raggi del sole sono nulla al chiarore dei tuoi capelli


Vorrei essere uno scultore, dimostrarti che le tue curve non sono difetti


ma colline dolci dove crescono i giardini dell'Eden


Vorrei essere un filosofo, parlarti fino a notte inoltrata


dei misteri che s'incarnano nella mia persona


quando il fuoco del giorno si sprofonda negli abissi del tuo ignoto


Vorrei essere il tuo confessore perché il tuo spirito si mantenga puro


Quando la passione m’acceca in preda ai più indicibili pensieri


Vorrei essere uno scrittore, spedirti lettere per ogni appuntamento mancato


Che il nostro amore non conosca un solo attimo di solitudine


Vorrei essere te, ma tu sei poesia


Ed è per questo che sono diventato poeta


 

postato da Giuseppina alle ore 09:47 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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Chi sono

Blogger: Giuseppina
La semplicità Siamo infondo soltanto mezzi di pensiero che funzionano con meccanismi diversi. Le emozioni servono a difenderle dall'apatia, dalle confusioni e dalle farneticazioni, ti senti male quando vuoi funzionare diversamente. Deleterie sono le persone che lo ignorano perché ti faranno del male senza accorgesene. Tu vai dritta per la tua strada e perdonati, al mondo non ci sarà mai nessuno che ubriaco potrà stare in equilibio su di un piede solo. Nemmeno tu. Non bere e non amare per essere amata.


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