Ci metto tempo a svegliarmi. Punto.
Ci metto tempo a carburare la mattina, a capire chi mi sta prendendo in giro, che sto sbagliando, che sto facendo bene, che sono una stronza e una gran donna. Niente di diverso dagli altri (presumo) ma forse a differenza di molti (continuo a presumere) ci metto tempo.
Faccio resistenza a capire.
Ho riflettuto tanto (troppo) sui motivi per la quale una persona diversamente da altre impiega del tempo, tempo a disposizione (fino a prova contraria) per realizzare la propria posizione rispetto a delle situazioni sottostanti, circostanti e soprastanti.
All'apparenza sembra una questione di poco conto, ci mettono dentro una Ferrari da appena nati e non tutti arrivano ad accenderla purtroppo. Nel frattempo vi dico cosa ho capito di questa strana macchina della vita e del suo carburante che molti chiamano tempo.
- Se l'uomo potesse e se le sue condizioni psico-fisiche non glielo impedissero, non farebbe un ciufolo dalla mattina alla sera...
Alcuni però non ci stanno a non godersi il gusto della vita e si ingegna a trovarsi un posto nelle varie (pochissime) possibilità che la società ci propone allora la questione diventa un'altra
- Se l'uomo potesse farebbe fare il proprio lavoro agli altri fermo restante che il guadagno se lo cucca tutto lui, però e qui la questione si complica, c'è a chi questo viene permesso dal sottoinsieme mondo del lavoro e a chi no, quali sono i sistemi per favoreggiare alcuni invece che altri li trovate ogni giorno sui giornali, chi non ha capito è perché sta ancora nella fase che non ha capito, io stessa non sono riuscita ad uscire da questa fase quindi non chiedetemi soluzioni
- Se l'uomo favoreggiato nel lavoro potesse, schiafferebbe i suoi familiari nello stesso girone dei subalterni in modo tale da non dover cambiar atteggiamento una volta tornati a casa ma alcuni c'hanno i familiari stronzissimi allora la loro carriera finisce là un po' fracchia e un po' no.
- Se l'uomo invece fracchissimo potesse vorrebbe vedere il proprio superiore e il superiore dei superiori cadere nella disgrazia più terribile di modo tale da far star zitta quella parte della coscienza che come un martello ti fa desiderare di non fare un cazzo dalla mattina alla sera, di essere un favoreggiato, di poter mettere i propri familiari nella stessa bolgia e perché no sfruttare la situazione per qualche incontro "ballerino" con un partner prestante (apparentemente subalterno anche lui)
- Se l'uomo potesse andrebbe a lavorare anche il giorno dopo quando si accorge che essere poveri non significa essere liberi, quando infine se disgraziatamente le tue condizioni psicofisiche non te lo permettono allora desidereresti essere come una qualunque persona fracchiosa, con una moglie fracchiosa e un lavoro fracchioso, con uno stipendio schifoso che la vita ti sembrerebbe comunque più bella.... oppure sfrutta tutte le opportunità (addirittura quasi nulle) che la società offre ai poveri e ai disabili. Allora inizia un'altra guerra quella di farsi riconoscere dagli altri (?) come uguali come diversi come tutti.
- Vorrei conoscere quella persona (per la legge dei grandi numeri esiste lo so) che è immune al desiderio di cambiare la propria situazione, che se ne scorrazza indisturbato e non visto con la propria vera Ferrari, che ha capito tutto della vita, che anche con un solo litro di benzina è riuscito a vedere più cose dei viaggiatori con migliaia di pieni e voli premi delle compagnie aeree. (poi che cazzo puoi vedere a duemila metri di altezza non lo so)
La favola di Iaio (7 anni)
Quel sorriso a quattro denti mi è rimasto stampato nella mente, m'impedisce di guardar oltre, mi chiama e sussurra il mio nome, non quello che mi hanno dato ma il nome che sono, ha parlato con quella parte di me con la quale nessuno parla, né sa parlare. Non è del dire ciò di cui lei si nutre, sono frasi gassose che si sentono ma non si possono fotografare.
Piccola come un bocciolo, scura come verità.
Quando le ti avvicini, inginocchiandoti la tua dimensione reale si riduce e davanti a te albeggia come un'Africa i suoi occhi immensi e neri.
C'è un destino dietro quel faccino e se non fosse perché tua madre era lì e ti rende felice penserei che sei tu il mio sogno che siè fatto realtà.
Forse in un tempo quando il tempo non c'era io e te ci conoscevamo e quando abbiamo deciso cosa fare io sono diventata madre e tu figlia, come se fossi nata il giorno che ti ho vista, il mio passato regredire in un solo istante, le mie brutte avventure diventare storie da raccontare, acque che non macinano più i miei rancori. Forse sto parlando una lingua che non conosco, forse, allora perché questa porta si sta aprendo?