Il rosso della vita.
Non so quante volte avrei voluto scappare dalle sfide lanciatemi dalle persone che mi volevano nei loro stessi guai.
Non so poi perché non sono fuggita e lasciato tutto alla natura e alla corrente in cui le avevo trovate.
Forse per pigrizia mista a codardia, forse perché volevo vedere fino in fondo se era così terribile trovarsi nelle situazioni altrui.
Forse solo perché ho un coraggio o un'incoscenza che ancora mi riconosco.
Fatto sta, che resto lì ferma e continuo imperterrita quel cammino nella quale so benissimo prima o poi verrò lasciata sola.
In quella solitudine però non ho problemi, mi guardo attorno e mi rendo conto che tutti quei contorni di definizione che ti servono per vivere sono niente senza colori, come se quelle linee fossero solo delle strutture mentali che rimangono in bianco e nero finché non apri gli occhi veramente, la realtà è ben diversa e il colore rosso potrebbe essere della bellezza di una rosa oppure del sangue di un povero passante.
Questa dualità dei significati dei colori a volte mi spaventa e preferisco chiudere gli occhi e guardarmi ancora una volta come un fumetto dei vecchi tempi ma so benissimo che se non voglio che gli altri mi perdano da quelle certezze prima o poi mi dovrò staccare.
Allora comincio a dare una spiegazione a tutto, mi convinco di una certa necessarietà che gli eventi si verifichino e poi si susseguino uno dopo l'altro, quel rosso allora assume un sapore diverso meno acceso.
Ecco, ora sono tranquilla, tutto deve succedere anche questo mio stare bene o male deve essere così, infondo anche quello stato d'animo che a volte incontro nelle persone deve esserci, mi sfugge il motivo.
Cerco consolazione perché anche questa razionalità e questa calma apparente mi sa di strano, di non umano, sicché mi fermo davanti ad una rosa rossa, oggettivamente bella, una bellezza di cui anch'essa mi sfugge il motivo anche se siamo d'accordo, i contorni delle mie strutture però non mi permette di accedere a delle emozioni, l'avevo deciso, niente avviene perché lo vogliamo ma deve essere così, sicché anche quel bel rosso di cui si veste la rosa assume una caratteristica necessaria e quindi niente di cui meravigliarsi. Passo oltre, la giornata finalmente finisce ed io torno a casa senza colori da ricordare, di fatti senza emozioni, senza niente da raccontare, praticamente sono riuscita a non vivere.
Non c'è verso, mi rigiro nel letto e c'è qualcuno che mi chiede un resoconto della giornata, forse per dare un senso al mio riposo, sforzandomi non sono riuscita a dire nemmeno se veramente preferisco un rosso da qualche parte nel mondo. Non sapevo che non voler soffrire a volte è una colpa nei confronti del senso della vita e finché è giorno tutto ci sembra fattibile ma alla sera, la vigilia della notte, niente sfugge ed è sicuro che prima o poi ce ne chiederà il conto.